Collaboriamo? Lavoro e vita nell’era dei social media

collaboriamo-lavoro-e-vita-nellera-dei-social-media

Ognuno di noi ha dei vizi che si porta dietro nel corso della propria vita, il mio vizio sono i libri.

“Purtroppo” ogni volta che passo per un centro città o per un centro commerciale appena vedo una libreria mi fiondo dentro e puntualmente cado nell’acquisto.

Questo post nasce proprio da un acquisto fatto un paio d’anni fa, un libro che mi aveva subito incuriosito e dal titolo esaustivo: ”COLLABORIAMO!” che proseguiva con il sottotitolo “come i social media ci aiutano a lavorare e a vivere bene in tempo di crisi”.

Come molti altri libri anche questo è rimasto per un bel po’ a prendere polvere nella mia libreria fino al momento in cui, qualche giorno fa, ho deciso di restituirgli la gloria e portarlo sul comodino di fianco al letto.

La lettura è assolutamente consigliata e l’autrice, Marta Mainieri, ha semplificato i concetti e reso il tutto molto discorsivo e piacevole da leggere, ma essendo comunque un manuale e non un romanzo porta con sè degli insegnamenti.

Uno dei punti che mi ha colpito di più è relativo al cuore della trattazione, ovvero come i social media favoriscono il diffondersi di comportamenti collaborativi, tema che ha perfettamente riassunto in 5 punti che ora vi riporto aggiungendo le mie considerazioni personali.

1. I social media ci hanno abituato a disintermediare

Assicurazione online, mutuo online, contratto telefonico online, affitto (breve) online, “taxi” online. Ormai il virtuale ha soppiantato il fisico. Prima di fare ogni acquisto ci si informa online e spesso si conclude direttamente online l’acquisto. Un tempo un venditore aveva il potere di dire ciò che voleva e noi ad annuire con la testa ascoltando la miriade di fandonie che ci venivano propinate. Ora appena ci dicono qualsiasi cosa possiamo verificare se è vera, chiedere pareri ad altri utenti che l’hanno utilizzata e lamentarci pubblicamente se quanto detto non è veritiero.

2. Ci hanno abituato a condividere

Un tempo avreste mai condiviso le vostre foto o i vostri pensieri più intimi? Difficilmente avremmo reso pubbliche le foto di famiglia ma ora la condivisione è il nuovo modo si socializzare, di creare contenuti che permettono di interagire con gli altri. Si condivide perché tutto è sempre più digitale e meno fisico e siamo abituati a dematerializzare tutto, prima nel cassetto e ora nel cloud. Questa dematerializzazione porta anche ad una minore affezione verso i file che conserviamo e quindi li condividiamo a “cuor leggero”.

3. Ci hanno abituato ad avere fiducia agli sconosciuti

Condividiamo non solo alla nostra rete di “amici” ma anche con persone che non conosciamo e che incontriamo online per la prima volta, a volte leggendo solo il curriculum professionale, a volte senza sapere nemmeno chi siano. Quando pubblico un post su un blog non so esattamente chi sarà il fruitore di quel contenuto, lo stesso vale per un video su YouTube. Non sapete esattamente nemmeno il viaggio che percorre la foto che avete caricato su Instagram o su Facebook ma la caricate comunque.

Vi siete fidati almeno una volta nella vita delle recensioni lette su TripAdvisor o su Booking? Conoscevate il tizio che l’ha fatta? Presumo di no, ma ha comunque influenzato la vostra scelta.

4. Ci hanno abituato a vivere in una dimensione glocale

No, non è un errore di battitura, è proprio la fusione tra due parole e due concetti, locale e globale.

Cito l’autrice:

”Glocale è la dimensione della rete, quella, cioè, che porta in tutto il mondo un fatto o una notizia accaduti in un villaggio sperduto in qualsiasi parte del mondo”

La sintesi di questa frase è la commovente storia di William Kamkwamba, bella da raccontare ma ancora meglio se ascoltata dalle sue labbra, quindi vi lascio qui sotto il suo intervento al Ted.

5. Ci hanno abituato a socializzare

Se usate i social media a scopo professionale e non puramente ludico non potete essere in disaccordo con questi 5 punti, potendoli facilmente verificare nella pratica quotidiana.

Io stesso ho appurato come l’utilizzo di LinkedIn abbia spalancato una marea di nuove opportunità, mi abbia fatto conoscere professionisti illuminati, imprenditori pronti a mettersi in gioco e giovani come me desiderosi di fare team e lanciare nuovi progetti.

Se tu, come me, ami prendere un caffè di persona, ma credi anche nella potenza dei social media e soprattutto nell’evidenza che al giorno d’oggi l’unica via di salvezza non è la competizione ma la cooperazione, ho solo una cosa da dirti:

Collaboriamo?

Per ottenere risultati che non hai mai ottenuto devi fare cose che non hai mai fatto

Emanuele Giacomella on GoogleEmanuele Giacomella on LinkedinEmanuele Giacomella on Twitter
Emanuele Giacomella
Management Consultant
Dal 2008 mi dedico alle startup, sia innovative che tradizionali.
In quell'anno il mio primo progetto relativo al carsharing elettrico fu un flop pazzesco ma durante gli anni ho affinato le tecniche e al termine della laurea magistrale un progetto sulla realtà aumentata applicata al settore turistico mi ha dato grandi soddisfazioni, tanto che l'ho messo nero su bianco nella mia tesi.
Da allora ne ho sviluppate diverse e nei settori più disparati, dalle caffetterie fino alla "morte digitale", riportando successi clamorosi e fallimenti dolorosi.
Quello che ho imparato, in termini di business planning, marketing, management organizzativo e finanziamenti agevolati, durante questo breve cammino, lo utilizzo per aiutare aspiranti startupper e gli imprenditori che ragionano come tali.

Lascia un commento