Pos obbligatorio per legge? Si.. ma anche no

terminale pos

L’Italia è il paese delle incongruenze, degli ossimori e delle stranezze burocratiche; capita quindi che una un legge, la Legge di Stabilità 2016, abbia previsto che, dal 1° gennaio di quest’anno, l’onere in capo a commercianti e professionisti di accettare anche le carte di pagamento, quale strumento alternativo al contante, sia stato esteso alle carte di credito (non solo Bancomat, dunque) e reso applicabile a qualsiasi importo.

Tralasciando le discussioni che potrebbero emergere dalla demonizzazione dell’utilizzo del contante e sull’abuso di posizione dominante che esercitano le banche nella situazione non avendo la legge posto delle tariffe medie, fattore che fa gongolare le banche che imponendo prezzi di cartello svenano i piccoli commercianti e i piccoli professionisti, qual è la vera questione che porta la situazione al limite del grottesco?

Mancano le sanzioni!

L’introduzione del POS obbligatorio per i professionisti e le imprese è stato dettato dal cercare di limitare al minimo possibile l’evasione fiscale e per una maggiore tracciabilità del denaro; in caso di mancato possesso si dovrebbe incorrere in sanzioni pecuniarie, ma ad oggi ancora nessuna sanzione è stata applicata ai trasgressori, perché ancora non sono state emanate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e quello dello Sviluppo Economico (MISE), cosa che invece doveva essere definita a partire dal 1° febbraio scorso. Doveva.

La cosa assurda è quindi come nessun trasgressore sia realmente punibile in caso di mancata installazione di un terminale POS.

Ad oggi quindi la maggioranza di imprese e professionisti non si è ancora adeguata alla normativa trasgredendo così alla legge, in attesa che venga fatta chiarezza e vengano presi provvedimenti sanzionatori.

Ma per gli “onesti”, per chi vuole sentirsi tranquillo con la coscienza esistono alternative POS low cost da poter utilizzare?

Certamente e ne parleremo nel prossimo articolo.

 

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Emanuele Giacomella
Management Consultant
Dal 2008 mi dedico alle startup, sia innovative che tradizionali.
In quell'anno il mio primo progetto relativo al carsharing elettrico fu un flop pazzesco ma durante gli anni ho affinato le tecniche e al termine della laurea magistrale un progetto sulla realtà aumentata applicata al settore turistico mi ha dato grandi soddisfazioni, tanto che l'ho messo nero su bianco nella mia tesi.
Da allora ne ho sviluppate diverse e nei settori più disparati, dalle caffetterie fino alla "morte digitale", riportando successi clamorosi e fallimenti dolorosi.
Quello che ho imparato, in termini di business planning, marketing, management organizzativo e finanziamenti agevolati, durante questo breve cammino, lo utilizzo per aiutare aspiranti startupper e gli imprenditori che ragionano come tali.

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